Wednesday, May 23, 2007

Francesca Matteoni


Ciao Stefano, ho finalmente letto a modo La distanza immedicata, mi piaceva scriverti qualche parola. Intanto mi è piaciuto come ricrei il fiume e il movimento d'acqua che filtra, scorre, sgocciola - penso a Dripping ma anche ai testi spezzati di Stige, che immerge e mescola - nelle parole e anche visivamente nella disposizione dei testi. Si procede (volutamente) a fatica leggendo la sezione Stige, si è all'unisono drammatico e liberatorio con l'acqua impastata e materna in Ouse, la mia sezione in assoluto preferita, che ho riletto un bel po' di volte e per certe cose, che forse non solo apprezzo ma anche riconosco, mi sono pure commossa. Ti direi, così ma è una cosa personale e relativa, che per me Ofelia non ce la fa nemmeno ad amare, muore schiacciata dall'amore di cui è simbolo, prima di poter vivere la sua umanità. E' una condizione che forse si estende ad un certo tipo di donna in genere - non c'è tempo di essere, ma solo di cercare il più possibile di aderire ad un sentimento, un ruolo, un bisogno che le viene attribuito. E' qualcosa che pensavo leggendo il terzo testo di Ouse su cui mi sono fermata - questa figura di madre proiettata nella figlia e negata a se stessa. Tra le immagini "solide" mi hanno colpito moltissimo i libri che tornano, come oggetti a cui aggrapparsi: mettersi "a lato del libro", come accanto ad un compagno. E le pietre affioranti: per ogni pietra vera, dici, per ogni residuo, ogni cosa che si leviga, si pulisce e nella sua durezza si salva. Poi aggiungi "chi nella pietra cresce": pensavo al mito di Deucalione e Pirra dove i sassi lanciati dietro le spalle sono le ossa della terra; e riflettevo sui legami che superano il dolore, sono essi stessi spesso "distanze immedicabili", ma pure ciò che svetta, ciò in cui trovare conforto, come sedendosi su una pietra guardando l'acqua, nella vita. In Leogra, L'immagine del figlio con la foto tra le ruote della bicicletta è bellissima, come tutta l'infanzia misteriosa e inafferrabile, l'unico attimo in cui si vive davvero, perché non siamo nel mondo - si è il mondo. Spero di non averla fatta troppo lunga e scusa per gli errori o la poca chiarezza, scrivo di getto.


Francesca Matteoni

1 comment:

golfedombre said...

quando si ricevono queste lettere, capisci che la scrittura è un legame che appartiene all'ordine naturale degli eventi.